venerdì 25 luglio 2008

Lettera aperta al Direttore di marsala.it


Gentile Direttore,
a leggere la lettera del signor Demetrio, a proposito del teatro a Marsala,
mi sono profondamente annoiato (lo so: non è una novità per uno, come me, afflitto da quest’oscura patologia).
Il signor Demetrio lamenta un totale disinteresse, da parte della Giunta Comunale, per le attività teatrali nella nostra città e, in particolare, si duole per “l’eliminazione” delle rappresentazioni teatrali delle compagnie amatoriali locali dal cartellone estivo cittadino.
Lei, egregio Direttore, gli risponde con un’analisi - come sempre – attenta, lucida e… spietata.
Bene. Tutto molto condivisibile. Tutto molto interessante.
Però, io, mi sono annoiato lo stesso (lo so, non è una di quelle notizie che determinano le sorti dell’umanità).
Non sto qui a spiegare l’origine del mio male, del mio “vizio” più o meno assurdo.
Né, tanto meno, entro nel merito delle considerazioni socio-politiche, per le quali non ho nessuna competenza (anzi, per dirla come dicono a Oxford, notoriamente non ne capisco una mazza).
Ma, su un passaggio della lettera del signor Demetrio, devo dire qualcosa (e lo faccio contravvenendo a una regola del silenzio che mi sono, ormai, imposto come unica possibilità di sopravvivenza).
Forse, appena qualche mese addietro, mi sarei sentito offeso e umiliato dalle parole del signor Demetrio (a proposito: perché non firmarsi anche con il cognome?) che liquida la storia della Scuola di Teatro con due righe alquanto equivoche:
"Sono passati un po’ di anni da allora, qualche edizione più o meno sgangherata della Scuola (peraltro affidata sempre in mano a persone diverse, (alla faccia della continuità!)... ".
Oggi, invece, non riesco a sentire quel sano moto di rabbia e disappunto che, in tempi ormai lontani, mi prendeva lo stomaco e le tempie quando mi capitava di leggere le solite falsità e le solite putride menzogne sulla Scuola di Teatro (definita, tra l’altro, dall’allora non ancora consigliere comunale Lillo Gesone, “una pasticceria”), dove ho lavorato (pur non essendo un pasticcere) per dieci anni, e sul teatro a Marsala in genere.
Forse sto invecchiando.
Forse non me ne importa più nulla.
Dovrei ancora ripetere cosa ha fatto la Scuola di Teatro a Marsala?
Dovrei ancora elencare i risultati, aggiungendo l'ultimo, in ordine di tempo, che riguarda il premio Hystrio a Diana D’Angelo?
http://www.hystrio.it/numero/premio.php?storico=6&dettaglio=motivazioni
Dovrei ricordare al signor Demetrio che la sua “compagnia amatoriale” (che, molti secoli fa, è stata anche la mia), lo scorso inverno ha percepito dal Comune di Marsala 80.000 euro (oltre gli incassi del botteghino) per organizzare una rassegna al Teatro Impero? (E questo, mi perdoni signor Demetrio, non mi pare proprio un “ignorare le attività della sua compagnia”!).
Dovrei ricordare al signor Demetrio (che credo, chissà perché, sia stato, per qualche settimana, un allievo della Scuola di Teatro, dalla quale è stato dichiarato decaduto per assenteismo) che l’aggettivo “amatoriale”, ovvero “dilettante”, non presuppone che, per esibirsi, si vada a chiedere un onorario agli Enti Pubblici? (Circolare Enpals n. 21/2002: “… Le formazioni dilettantistiche o amatoriali - complessi bandistici comunali, gruppi folkloristici, gruppi parrocchiali, compagnie teatrali amatoriali/dilettantistiche, complessi corali amatoriali/dilettantistici, cortei, e rappresentazioni storiche, etc. -, che, essenzialmente allo scopo di divertimento e/o per tramandare tradizioni popolari e folkloristiche, a fini educativi oppure allo scopo di diffondere l'arte e la cultura, si esibiscono in pubblico senza alcuna forma di retribuzione, neppure sotto forma di rimborso spese forfetario”).
Dovrei ricordare che la Scuola di Teatro, con il sottoscritto al seguito, ha INVENTATO (lo so, rischio di sembrare Pippo Baudo) “I notturni del Carmine”, “Le albe allo Stagnone”, “I tramonti sull’isola di Mozia”?
(Lo so: avevamo una specie di mania per le diverse fasce orarie della giornata…)
No, non ne ho nessuna voglia, non ne sento il bisogno.
Si mandi pure al rogo tutta la Scuola di Teatro, Michele Perriera, gli ex allievi, il sottoscritto…
Tutto e tutti al rogo, se questo può finalmente porre termine al periodico rinverdire della polemica sulla Scuola di Teatro (obiettivamente, Lei converrà, non se ne può più!).
Ma, per favore, signor Demetrio, non infanghi i miei ricordi, non li sporchi, non li liquidi come “qualche edizione più o meno sgangherata della Scuola…”
E, soprattutto, non parli di cose che non sa.
O che fa finta di non sapere.
Cordialmente (annoiato).

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