giovedì 25 settembre 2008

Sono ancora vivo...


Una città, prima ancora di essere luogo costituito nello spazio, è un luogo del cuore e della memoria. Anzi, diventa luogo definito nello spazio proprio attraverso questa geografia “sentimentale”.
Luogo di memoria condivisa e continuamente (ri)vissuta. Luogo di relazioni e risonanze affettive incessantemente rinnovate e arricchite dal confronto e dal reciproco riconoscimento e rispetto. Luogo di un futuro che non deve spaventare, che non deve trovarci inadeguati di fronte i cambiamenti che insidiano le nostre certezze. Luogo della solidarietà e degli affetti.

Una città, prima ancora di essere la mia città, è la nostra città.


Come si afferma nel Manifesto dell’ ARCI, una città per crescere deve essere un progetto. E un progetto è, prima di tutto, un’idea, un azzardo della fantasia e della speranza. Un atto di coraggio, capace di aprire nuovi orizzonti per le generazioni future. In definitiva, un gesto di tenerezza per la nostra vita e per quella di tutti quanti, questa città, la vivono giorno dopo giorno come luogo della propria esistenza, del proprio lavoro, delle proprie aspirazioni e dei propri bisogni.

Un simile Progetto è, in primo luogo, un progetto culturale, un progetto di sviluppo e di opportunità di miglioramento della qualità della vita.

Questa città deve avere un progetto culturale capace di rafforzare la propria identità e la propria vocazione. E questa identità deve essere condivisa e riconosciuta come fondamento della possibilità di vincere le sfide più impegnative che il futuro ci proporrà, con un’attenzione particolare alle richieste dei più deboli e all’ansia di futuro dei giovani.

Il progetto culturale di una città è, quindi, determinato dalla concreta capacità di saper coniugare il coraggio della fantasia e la forza dell’entusiasmo, l’urgenza dei problemi quotidiani e la capacità di sfuggire alla morsa della banalità.

Nella consapevolezza che la produzione e la fruizione della cultura devono raggiungere una fascia di cittadini quanto più vasta possibile, per prima cosa, dunque, è di fondamentale importanza realizzare una rete di strutture culturali in grado di determinarsi come centro di produzione di attività della cultura e per la cultura, attraverso una diversificazione dell’offerta e un’analisi, attenta e rigorosa, dei settori di possibile sviluppo di tutte le opportunità di lavoro ad essi connessi.

Marsala ha diverse strutture con tale vocazione: il Teatro Comunale “Eliodoro Sollima”, il Cine Teatro “Impero”, il Complesso Monumentale di S. Pietro, l’ex Convento del Carmine, villa Genna e, tra breve, anche Palazzo Grignani. In questi anni non è stato possibile (o non si è presa adeguatamente in considerazione l’ipotesi) realizzare una forma di gestione integrata di queste strutture. Ora è giunto il momento di porre in essere una forma di organizzazione e utilizzazione di questi “cantieri” culturali tale da farne un vero e proprio motore propulsore di molte attività di grande importanza per lo sviluppo culturale, sociale, economico e occupazionale della città.
Che sia una Fondazione, una Istituzione, una Società Mista o qualsiasi altra forma gestionale, non si può continuare a ignorare quali vantaggi una gestione “creativa” di queste strutture potrebbe realizzare.
Il solo Cine Teatro Impero (di proprietà regionale, ma attualmente in comodato d’uso ventennale al Comune di Marsala) potrebbe diventare il polo di eccellenza culturale di tutta la Sicilia occidentale. Le sue caratteristiche, infatti, lo rendono praticamente unico nel panorama delle grandi strutture culturali di quest’area: circa 1200 posti a sedere, un palcoscenico adatto a qualsiasi forma di spettacolo, una buca per l’orchestra, un’ampia zona parcheggio tutta intorno e – cosa praticamente dimenticata in questi anni – un impianto di proiezione cinematografica che aspetta solo di essere messo in funzione. Uno spazio polivalente che non si ritrova neanche nelle più grandi città italiane.
Il Cine Teatro Impero deve diventare il centro di grandi eventi culturali e di spettacolo di risonanza nazionale e, si perdoni la presunzione, europea. A tal fine, nell’ambito della rete di cui si parlava prima, dovrà essere destinato all’organizzazione, in collaborazione con altre agenzie e enti culturali, di:
un Festival europeo del cinema del Mediterraneo dedicato alle realtà emergenti e giovanili;
una stagione di prosa e danza con particolare attenzione alle migliori proposte del panorama nazionale;
grandi concerti, in esclusiva per la Sicilia, di musica classica, pop, jazz, rock, etc.

Tutto ciò si può realizzare a costi bassissimi per l’ente Comune, a condizione di intercettare tutte le fonti di finanziamento possibili (contributi ministeriali, sponsor , etc.) in virtù del prestigio e della unicità delle iniziative proposte. Solo per essere concreti, a questo proposito, si fa notare come attualmente il Comune di Marsala non riesca neanche a richiedere il contributo ministeriale per il recupero parziale delle somme spese per la vigilanza VV.FF.. necessaria per ogni apertura del Cine Teatro Impero. Basterebbe compilare il modulo on line sul sito del Ministero BB.CC….

Il Teatro Comunale “Eliodoro Sollima”, invece, è uno dei teatri “all’italiana” più antichi d’Italia. La sua costruzione risale al 1815 /1820 ma, paradosso al quale bisogna subito rimediare, non risulta censito nell’elenco dei Teatri Storici italiani istituito presso il Ministero BB.CC. e, di conseguenza, non becca un quattrino dei finanziamenti a tal proposito. Potrebbe diventare, al contrario, il luogo di piccoli eventi di particolare bellezza e importanza degni di essre finanziati da Ministero e Comunità Europea:
una stagione di prosa dedicata al teatro contemporaneo e di innovazione;
un Festival dell’opera barocca (cosa per il quale sarebbe perfetto, viste le sue peculiarità strutturali);
una stagione di musica da camera, in collaborazione con realtà concertistiche prestigiose.

Accanto a queste attività destinate alla fruizione da parte di un pubblico quanto più vasto e diversificato possibile, devono trovare posto le attività di produzione in loco. Queste potrebbero svilupparsi attraverso due linee direttive:
· potenziamento delle attività della Scuola di Teatro attraverso la creazione di piccole produzioni da esportare in tutta Italia;
· formazione e reperimento di tutte quelle professionalità necessarie al funzionamento delle due strutture (tecnici, elettricisti, custodi, operatori cinematografici, falegnami scenografi, assistenti di sala, personale amministrativo, etc.);
· apertura di un Liceo Musicale Comunale (cosa per altro prevista dalla riforma dei Conservatori).

Inoltre, si dovrà cominciare a lavorare per trasformare Villa Damiani (di proprietà comunale) in un centro di produzione televisiva e cinematografica. Sarebbe il primo centro del genere in tutto il Sud Italia e potrebbe usufruire dei contributi europei previsti per questo settore. A tal proposito si fa notare che la RAI si è praticamente arenata in un progetto simile a Termini Imerese perché non si sono costruiti i capannoni per i teatri di posa. A villa Damiani i capannoni (ormai depredati di tutti gli arredi sportivi originari) ci sono già e stanno marcendo…

In un costante collegamento e dialogo con tutte quelle realtà locali realmente interessate a contribuire allo sviluppo culturale della città, l’Ente Comune deve farsi promotore di tutte quelle iniziative volte a promuovere e valorizzare i migliori talenti locali, inserendoli in un circolo virtuoso caratterizzato, per un verso, dal contributo dato alla formazione e al perfezionamento di questi giovani artisti e, dall’altro, dalla capitalizzazione di queste professionalità nel territorio.
A tutte le manifestazioni organizzate direttamente dal nuovo organismo di gestione dei servizi culturali, deve essere garantita la partecipazione gratuita di una rappresentanza (scelta ciclicamente in collaborazione con tutte le agenzie educative del territorio: servizi sociali, scuole, associazioni onlus, comunità terapeutiche, etc.) della cittadinanza appartenente alle fasce più deboli e a rischio di devianza.
Il Comune non deve essere un’agenzia di spettacolo, ma deve contribuire attraverso la promozione culturale a una reale ed efficace politica d’integrazione e solidarietà.

Villa Genna, nell’assoluto rispetto dei vincoli ambientali e paesaggistici, deve essere trasformata in una “Città dei Ragazzi”, con strutture culturali gestite direttamente da loro. Si potrebbe pensare addirittura a un piccolo “Parlamento” dei ragazzi con compiti di suggerimento e indirizzo per l’Amministrazione Comunale.

Il periodo estivo deve tornare a essere momento di grande promozione del territorio marsalese.
Trasformare la città per i due mesi estivi in una sorta di “paese dei balocchi” non serve a nessuno e, soprattutto, non crea, non suggerisce una identità specifica al nostro territorio.
Allora, si dovrà puntare a una serie di manifestazioni culturali capaci di invogliare il turista a restare a Marsala anche dopo la visita alla nave punica e alle cantine Florio.
Luogo privilegiato di queste attività estive dovrà diventare l’itinerario che fa perno sull’isola di Mozia e il litorale nord (quello delle saline, per intenderci). Si potrebbe pensare a un potenziamento di alcuni esempi del passato: dal 2003 al 2005, un gruppo di ragazzi della scuola di teatro riuscì a catalizzare l’attenzione dei maggiori quotidiani nazionali “inventandosi” i tramonti su Mozia e le albe alle saline.
(Fu un’esperienza esaltante, realizzata grazie all’entusiasmo dell’allora assessore Franchetta Giacalone che riuscì a convincere la Fondazione Withaker a concedere il permesso di realizzare l’iniziativa sull’isola: non era mai accaduto prima. Considerato il costo sostenuto dal Comune (3.800 euro netti per un sei repliche) e il ritorno d’immagine ottenuto, si trattò di un vero e proprio esperimento di successo per la verità non adeguatamente sfruttato l’anno successivo (anzi cancellato…).
Attorno al tema della storia di Mozia, dello Stagnone e delle Saline si potrebbe mettere in cantiere, in collaborazione con le maggiori agenzie turistiche, un progetto di permanenza settimanale per ogni gruppo turistico presente nel nostro territorio, un progetto basato su spettacoli, concerti, e eventi culturali capaci di coniugare la grande storia di quei siti con le tradizioni più antiche legate al ciclo del sale.
Mazara del Vallo ha saputo fare del Satiro danzante una risorsa straordinaria. Forse pochi sanno che l’opera, seppur di deliziosa fattura, è una copia di dubbia attribuzione. Il nostro Giovinetto con tunica è, a detta degli esperti del settore, una delle poche statue in marmo con quelle caratteristiche, ma la sua notorietà non è neanche lontanamente paragonabile a quella di cui gode il Satiro.

Un’n attenzione particolare, infine, si deve concedere alle contrade. Abbiamo 101 contrade che non riescono a sentire un vero legame culturale e affettivo con la città. Bisogna allora che la città vada loro incontro creando un nucleo tematico di iniziative culturali non di second’ordine, ma basate sulle vocazioni e sulle risorse che molte di loro possiedono. Penso a una serie di percorsi turistici basati sulle caratteristiche eno-gastronomiche e produttive tipici di questi borghi. A tal fine si dovrebbero incentivare le esperienze di conduzione familiare di case – albergo e la ristrutturazione dei bagli antichi.