giovedì 25 settembre 2008

Sono ancora vivo...


Una città, prima ancora di essere luogo costituito nello spazio, è un luogo del cuore e della memoria. Anzi, diventa luogo definito nello spazio proprio attraverso questa geografia “sentimentale”.
Luogo di memoria condivisa e continuamente (ri)vissuta. Luogo di relazioni e risonanze affettive incessantemente rinnovate e arricchite dal confronto e dal reciproco riconoscimento e rispetto. Luogo di un futuro che non deve spaventare, che non deve trovarci inadeguati di fronte i cambiamenti che insidiano le nostre certezze. Luogo della solidarietà e degli affetti.

Una città, prima ancora di essere la mia città, è la nostra città.


Come si afferma nel Manifesto dell’ ARCI, una città per crescere deve essere un progetto. E un progetto è, prima di tutto, un’idea, un azzardo della fantasia e della speranza. Un atto di coraggio, capace di aprire nuovi orizzonti per le generazioni future. In definitiva, un gesto di tenerezza per la nostra vita e per quella di tutti quanti, questa città, la vivono giorno dopo giorno come luogo della propria esistenza, del proprio lavoro, delle proprie aspirazioni e dei propri bisogni.

Un simile Progetto è, in primo luogo, un progetto culturale, un progetto di sviluppo e di opportunità di miglioramento della qualità della vita.

Questa città deve avere un progetto culturale capace di rafforzare la propria identità e la propria vocazione. E questa identità deve essere condivisa e riconosciuta come fondamento della possibilità di vincere le sfide più impegnative che il futuro ci proporrà, con un’attenzione particolare alle richieste dei più deboli e all’ansia di futuro dei giovani.

Il progetto culturale di una città è, quindi, determinato dalla concreta capacità di saper coniugare il coraggio della fantasia e la forza dell’entusiasmo, l’urgenza dei problemi quotidiani e la capacità di sfuggire alla morsa della banalità.

Nella consapevolezza che la produzione e la fruizione della cultura devono raggiungere una fascia di cittadini quanto più vasta possibile, per prima cosa, dunque, è di fondamentale importanza realizzare una rete di strutture culturali in grado di determinarsi come centro di produzione di attività della cultura e per la cultura, attraverso una diversificazione dell’offerta e un’analisi, attenta e rigorosa, dei settori di possibile sviluppo di tutte le opportunità di lavoro ad essi connessi.

Marsala ha diverse strutture con tale vocazione: il Teatro Comunale “Eliodoro Sollima”, il Cine Teatro “Impero”, il Complesso Monumentale di S. Pietro, l’ex Convento del Carmine, villa Genna e, tra breve, anche Palazzo Grignani. In questi anni non è stato possibile (o non si è presa adeguatamente in considerazione l’ipotesi) realizzare una forma di gestione integrata di queste strutture. Ora è giunto il momento di porre in essere una forma di organizzazione e utilizzazione di questi “cantieri” culturali tale da farne un vero e proprio motore propulsore di molte attività di grande importanza per lo sviluppo culturale, sociale, economico e occupazionale della città.
Che sia una Fondazione, una Istituzione, una Società Mista o qualsiasi altra forma gestionale, non si può continuare a ignorare quali vantaggi una gestione “creativa” di queste strutture potrebbe realizzare.
Il solo Cine Teatro Impero (di proprietà regionale, ma attualmente in comodato d’uso ventennale al Comune di Marsala) potrebbe diventare il polo di eccellenza culturale di tutta la Sicilia occidentale. Le sue caratteristiche, infatti, lo rendono praticamente unico nel panorama delle grandi strutture culturali di quest’area: circa 1200 posti a sedere, un palcoscenico adatto a qualsiasi forma di spettacolo, una buca per l’orchestra, un’ampia zona parcheggio tutta intorno e – cosa praticamente dimenticata in questi anni – un impianto di proiezione cinematografica che aspetta solo di essere messo in funzione. Uno spazio polivalente che non si ritrova neanche nelle più grandi città italiane.
Il Cine Teatro Impero deve diventare il centro di grandi eventi culturali e di spettacolo di risonanza nazionale e, si perdoni la presunzione, europea. A tal fine, nell’ambito della rete di cui si parlava prima, dovrà essere destinato all’organizzazione, in collaborazione con altre agenzie e enti culturali, di:
un Festival europeo del cinema del Mediterraneo dedicato alle realtà emergenti e giovanili;
una stagione di prosa e danza con particolare attenzione alle migliori proposte del panorama nazionale;
grandi concerti, in esclusiva per la Sicilia, di musica classica, pop, jazz, rock, etc.

Tutto ciò si può realizzare a costi bassissimi per l’ente Comune, a condizione di intercettare tutte le fonti di finanziamento possibili (contributi ministeriali, sponsor , etc.) in virtù del prestigio e della unicità delle iniziative proposte. Solo per essere concreti, a questo proposito, si fa notare come attualmente il Comune di Marsala non riesca neanche a richiedere il contributo ministeriale per il recupero parziale delle somme spese per la vigilanza VV.FF.. necessaria per ogni apertura del Cine Teatro Impero. Basterebbe compilare il modulo on line sul sito del Ministero BB.CC….

Il Teatro Comunale “Eliodoro Sollima”, invece, è uno dei teatri “all’italiana” più antichi d’Italia. La sua costruzione risale al 1815 /1820 ma, paradosso al quale bisogna subito rimediare, non risulta censito nell’elenco dei Teatri Storici italiani istituito presso il Ministero BB.CC. e, di conseguenza, non becca un quattrino dei finanziamenti a tal proposito. Potrebbe diventare, al contrario, il luogo di piccoli eventi di particolare bellezza e importanza degni di essre finanziati da Ministero e Comunità Europea:
una stagione di prosa dedicata al teatro contemporaneo e di innovazione;
un Festival dell’opera barocca (cosa per il quale sarebbe perfetto, viste le sue peculiarità strutturali);
una stagione di musica da camera, in collaborazione con realtà concertistiche prestigiose.

Accanto a queste attività destinate alla fruizione da parte di un pubblico quanto più vasto e diversificato possibile, devono trovare posto le attività di produzione in loco. Queste potrebbero svilupparsi attraverso due linee direttive:
· potenziamento delle attività della Scuola di Teatro attraverso la creazione di piccole produzioni da esportare in tutta Italia;
· formazione e reperimento di tutte quelle professionalità necessarie al funzionamento delle due strutture (tecnici, elettricisti, custodi, operatori cinematografici, falegnami scenografi, assistenti di sala, personale amministrativo, etc.);
· apertura di un Liceo Musicale Comunale (cosa per altro prevista dalla riforma dei Conservatori).

Inoltre, si dovrà cominciare a lavorare per trasformare Villa Damiani (di proprietà comunale) in un centro di produzione televisiva e cinematografica. Sarebbe il primo centro del genere in tutto il Sud Italia e potrebbe usufruire dei contributi europei previsti per questo settore. A tal proposito si fa notare che la RAI si è praticamente arenata in un progetto simile a Termini Imerese perché non si sono costruiti i capannoni per i teatri di posa. A villa Damiani i capannoni (ormai depredati di tutti gli arredi sportivi originari) ci sono già e stanno marcendo…

In un costante collegamento e dialogo con tutte quelle realtà locali realmente interessate a contribuire allo sviluppo culturale della città, l’Ente Comune deve farsi promotore di tutte quelle iniziative volte a promuovere e valorizzare i migliori talenti locali, inserendoli in un circolo virtuoso caratterizzato, per un verso, dal contributo dato alla formazione e al perfezionamento di questi giovani artisti e, dall’altro, dalla capitalizzazione di queste professionalità nel territorio.
A tutte le manifestazioni organizzate direttamente dal nuovo organismo di gestione dei servizi culturali, deve essere garantita la partecipazione gratuita di una rappresentanza (scelta ciclicamente in collaborazione con tutte le agenzie educative del territorio: servizi sociali, scuole, associazioni onlus, comunità terapeutiche, etc.) della cittadinanza appartenente alle fasce più deboli e a rischio di devianza.
Il Comune non deve essere un’agenzia di spettacolo, ma deve contribuire attraverso la promozione culturale a una reale ed efficace politica d’integrazione e solidarietà.

Villa Genna, nell’assoluto rispetto dei vincoli ambientali e paesaggistici, deve essere trasformata in una “Città dei Ragazzi”, con strutture culturali gestite direttamente da loro. Si potrebbe pensare addirittura a un piccolo “Parlamento” dei ragazzi con compiti di suggerimento e indirizzo per l’Amministrazione Comunale.

Il periodo estivo deve tornare a essere momento di grande promozione del territorio marsalese.
Trasformare la città per i due mesi estivi in una sorta di “paese dei balocchi” non serve a nessuno e, soprattutto, non crea, non suggerisce una identità specifica al nostro territorio.
Allora, si dovrà puntare a una serie di manifestazioni culturali capaci di invogliare il turista a restare a Marsala anche dopo la visita alla nave punica e alle cantine Florio.
Luogo privilegiato di queste attività estive dovrà diventare l’itinerario che fa perno sull’isola di Mozia e il litorale nord (quello delle saline, per intenderci). Si potrebbe pensare a un potenziamento di alcuni esempi del passato: dal 2003 al 2005, un gruppo di ragazzi della scuola di teatro riuscì a catalizzare l’attenzione dei maggiori quotidiani nazionali “inventandosi” i tramonti su Mozia e le albe alle saline.
(Fu un’esperienza esaltante, realizzata grazie all’entusiasmo dell’allora assessore Franchetta Giacalone che riuscì a convincere la Fondazione Withaker a concedere il permesso di realizzare l’iniziativa sull’isola: non era mai accaduto prima. Considerato il costo sostenuto dal Comune (3.800 euro netti per un sei repliche) e il ritorno d’immagine ottenuto, si trattò di un vero e proprio esperimento di successo per la verità non adeguatamente sfruttato l’anno successivo (anzi cancellato…).
Attorno al tema della storia di Mozia, dello Stagnone e delle Saline si potrebbe mettere in cantiere, in collaborazione con le maggiori agenzie turistiche, un progetto di permanenza settimanale per ogni gruppo turistico presente nel nostro territorio, un progetto basato su spettacoli, concerti, e eventi culturali capaci di coniugare la grande storia di quei siti con le tradizioni più antiche legate al ciclo del sale.
Mazara del Vallo ha saputo fare del Satiro danzante una risorsa straordinaria. Forse pochi sanno che l’opera, seppur di deliziosa fattura, è una copia di dubbia attribuzione. Il nostro Giovinetto con tunica è, a detta degli esperti del settore, una delle poche statue in marmo con quelle caratteristiche, ma la sua notorietà non è neanche lontanamente paragonabile a quella di cui gode il Satiro.

Un’n attenzione particolare, infine, si deve concedere alle contrade. Abbiamo 101 contrade che non riescono a sentire un vero legame culturale e affettivo con la città. Bisogna allora che la città vada loro incontro creando un nucleo tematico di iniziative culturali non di second’ordine, ma basate sulle vocazioni e sulle risorse che molte di loro possiedono. Penso a una serie di percorsi turistici basati sulle caratteristiche eno-gastronomiche e produttive tipici di questi borghi. A tal fine si dovrebbero incentivare le esperienze di conduzione familiare di case – albergo e la ristrutturazione dei bagli antichi.

domenica 24 agosto 2008

Qualche settimana addietro ha chiuso la storica libreria di Pietro. Al suo posto (in un locale più grande, ma confinante con il vecchio, piccolo negozio) una sorta di supermercato delle migliori schifezze editoriali, gestito da una grossa (e grassa) casa editrice.
Che pena...
Entri in questo "non-luogo" e quello che ti colpisce subito è che, in pratica, mancano... i libri!
Centinaia e centinaia di "non-libri", quintali di poltiglia editoriale sapientemente distribuita in modo da stordirti, giusto per non farti pensare troppo, giusto per consolarti con qualche "buona" lettura da spiaggia....!
Chiedi un libro fuori da questa logica criminale e mafiosa di arredare, di attrezzare una libreria e ti dicono che "non risulta". Attenzione: non dicono "non c'è l'abbiamo" (aggiungendo magari "se vuole lo possiamo ordinare")! Dicono: "NON RISULTA"! Ovvero: "Se qui non c'è, non esiste".
Povero Pietro...
Lo vedo stare, con lo sguardo spento e sfinito,dietro la cassa...
Ormai è solo un dipendente della grossa (e grassa) casa editrice.... Non può neanche scegliere quali libri esporre.
CHE SCHIFO!!!
Vogliono pure toglierci la gioia di scegliere, toccare, annusare i libri che vogliamo...
Città perduta, mondo perduto, vita perduta.... Che cosa dobbiamo fare?
Resistere?
Abbandonare?
Sparire?
La verità è che ci stiamo estinguendo... dissolvendo dentro un'enorme bolla di non senso e di non vita....
Allora, emigriamo, partiamo per una crociera del nostro cuore e della nostra mente...ci sarà pure un porto dove ci faranno sbarcare...!

lunedì 11 agosto 2008

Il borgo della pace...eterna!

Scusatemi per il lungo silenzio (in verità, so bene che non lo legge nessuno questo blog, quindi non saprei proprio con chi scusarmi...), ma sono stato impegnato nel tentativo di evitare di vomitare l'anima.
Tutto, infatti, in questa città puzzolente, sembra fatto apposta per far dannare l'anima, per farti pentire di essere ancora un esponente del genere umano.
L'ipocrisia, la malvagità ammantata di gentilezza, l'omertà atavica, la supponenza disgustosa dei suoi incivili abitanti, tutto concorre meravigliosamente a provocare un senso di estraneità e di sofferenza nel mio cuore ormai prossimo al silenzio.
Sapete le ultime?
Ve ne racconto qualcuna...
L'onorevole Giulia Adamo ( detta Giulia 'a dama) si scandalizza della costruzione dell'albergo, detto "Borgo della Pace" (però, che nome inquietante...), nei pressi delle saline di Mammacaura, di fronte Mozia. In un'accorata lettera alle massime (?) autorità definisce il costruendo alberghetto "un ostello per pellegrini" che deturperà quel meraviglioso lembo di laguna e, udite udite, "porterà a Marsala solo qualche pullman di pellegrini che al massimo consumeranno un panino". Poi chiosa elegantemente: "Avrei capito se in quel luogo si fosse autorizzata la costruzione di un albergo a 5 (cinque) stelle" in grado di attirare in zona facoltosi turisti...!
Grazie al di-vino fascino della bella (una volta!) Giulia, apprendiamo che i morti di fame deturpano e i ricchi no!
Ma poi, mi chiedo, tutte le barche ormeggiate in piena laguna, non deturpano?
Tutte le case abusive in riva al mare, non deturpano?
Gli scarichi (più o meno abusivi) del deposito di petrolio della famiglia Adamo, non deturpano?
I fanghi ,che la signora Adamo ci ha regalato per abbellire il lungomare, non deturpano?
L'inutile "palavetro" (ormai prossimo a marcire, dopo aver ospitato una e una sola e indimenticabile manifestazione: un'esposizione di abiti da sposa!) istallato all'ingresso dell'aeroporto di Birgi, non deturpa?
Domande troppo cattive per un animo gentile come quello della signora Giulia.
Mi perdoni, onorevole di-vino.
Sono un perfido e inattendibile comunista...
Sulla questione, comunque, si registra anche un altro disperato appello del preside Ruggieri, dalle colonne del "Vomito", pardon, del "Vomere".
Anche il nostro erudito preside si strappa i capelli per la nascente vergogna nel suo amato Stagnone.
Ma signor preside, lei tutte le case abusive che circondano la sua storica abitazione a Punta Palermo, non le ha mai viste? Per quelle non si dispera?
Non potrebbe, visto che suo figlio è il pupillo del sultano D'Alì, fare qualcosa in merito ai già citati fanghi? Oppure, questi, non la fanno disperare poi tanto?
La verità, miei ipocriti e illustri concittadini, è che quell'ostello per pellegrini lo sta costruendo il signor Massimo Grillo (altro potente e oscuro personaggio locale), e questo vi fa crepare d'invidia! Magari, a pensarci prima, lo poteva costruire lei, onorevole Adamo, un bell'albergo a cinque stelle in mezzo allo Stagnone, con tanto di campo da golf e qualche contributo europeo...

Ahi serva Italia, di dolore ostello, / nave senza nocchiere in gran tempesta, / non donna di province, ma bordello!

venerdì 1 agosto 2008

Il sito delle meraviglie http://www.comune.marsala.tp.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/3687

Sempre dal sito Istituzionale del Comune di Marsala:
"Gli anziani che dovessero ricevere visite da persone che si spacciano per assistenti sociali devono richiedere l'apposito tesserino rilasciato dal Comune"

In questi giorni sono giunte segnalazioni all'Ufficio Assistenza di Anziani che avrebbero ricevuto "Visite" da parte di persone che si spacciavano per assistenti sociali del Comune che chiedevano informazioni di vario genere. Ebbene, in merito a tali notizie, i responsabili dei Servizi Sociali fanno sapere che da quindici giorni a questa parte e per le prossime due settimane non sono programmate visite domiciliari per gli esponenti della terza età. In ogni caso gli anziani che dovessero ricevere visite da persone che si spacciano per assistenti sociali devono richiedere l'apposito tesserino rilasciato dal Comune.
Il Responsabile dell'Ufficio Stampa
Avete capito?
Se siete anziani e ricevete la visita di una falsa assistente sociale, dovete richiedere "l'apposito tesserino rilasciato dal Comune".
Ma non sarebbe meglio richiedere la licenza elementare al tizio che si firma "Il Responsabile dell'Ufficio Stampa"?!

sabato 26 luglio 2008

Ancora un miracolo (sempre a Marsala, naturalmente)

Ormai è sicuro: l'ufficio stampa del Comune si avvia verso la beatificazione. Non passa giorno, infatti, che non si verifichi al suo interno un nuovo miracolo, una nuova epifania di oggetti e luoghi mai prima visti e conosciuti.
Ecco l'ultimo:
"Intanto sempre per la rassegna Marsalaestate 2008 è iniziata la prevendita dei biglietti per Casa Litterio, lo spettacolo che andrà in scena in piazza della Vittoria domenica 3 agosto. Il prezzo della poltra è di 15 euro; mentre quello di platea 10".
Della "poltra"?!
E che cosa mai sarà?!
Un animale mitologico? Una nuova sedia particolarmente comoda (o scomoda)?
E "quello di platea 10", sarà forse il numero civico (mirabile invenzione!) assegnato al posto destinato ai più poveri?
Mistero...
Rimaniamo estaticamente in attesa di "chiari menti" (cioè di "teste pensanti". Che volete farci, cerco di adeguarmi...).

venerdì 25 luglio 2008

Lettera aperta al Direttore di marsala.it


Gentile Direttore,
a leggere la lettera del signor Demetrio, a proposito del teatro a Marsala,
mi sono profondamente annoiato (lo so: non è una novità per uno, come me, afflitto da quest’oscura patologia).
Il signor Demetrio lamenta un totale disinteresse, da parte della Giunta Comunale, per le attività teatrali nella nostra città e, in particolare, si duole per “l’eliminazione” delle rappresentazioni teatrali delle compagnie amatoriali locali dal cartellone estivo cittadino.
Lei, egregio Direttore, gli risponde con un’analisi - come sempre – attenta, lucida e… spietata.
Bene. Tutto molto condivisibile. Tutto molto interessante.
Però, io, mi sono annoiato lo stesso (lo so, non è una di quelle notizie che determinano le sorti dell’umanità).
Non sto qui a spiegare l’origine del mio male, del mio “vizio” più o meno assurdo.
Né, tanto meno, entro nel merito delle considerazioni socio-politiche, per le quali non ho nessuna competenza (anzi, per dirla come dicono a Oxford, notoriamente non ne capisco una mazza).
Ma, su un passaggio della lettera del signor Demetrio, devo dire qualcosa (e lo faccio contravvenendo a una regola del silenzio che mi sono, ormai, imposto come unica possibilità di sopravvivenza).
Forse, appena qualche mese addietro, mi sarei sentito offeso e umiliato dalle parole del signor Demetrio (a proposito: perché non firmarsi anche con il cognome?) che liquida la storia della Scuola di Teatro con due righe alquanto equivoche:
"Sono passati un po’ di anni da allora, qualche edizione più o meno sgangherata della Scuola (peraltro affidata sempre in mano a persone diverse, (alla faccia della continuità!)... ".
Oggi, invece, non riesco a sentire quel sano moto di rabbia e disappunto che, in tempi ormai lontani, mi prendeva lo stomaco e le tempie quando mi capitava di leggere le solite falsità e le solite putride menzogne sulla Scuola di Teatro (definita, tra l’altro, dall’allora non ancora consigliere comunale Lillo Gesone, “una pasticceria”), dove ho lavorato (pur non essendo un pasticcere) per dieci anni, e sul teatro a Marsala in genere.
Forse sto invecchiando.
Forse non me ne importa più nulla.
Dovrei ancora ripetere cosa ha fatto la Scuola di Teatro a Marsala?
Dovrei ancora elencare i risultati, aggiungendo l'ultimo, in ordine di tempo, che riguarda il premio Hystrio a Diana D’Angelo?
http://www.hystrio.it/numero/premio.php?storico=6&dettaglio=motivazioni
Dovrei ricordare al signor Demetrio che la sua “compagnia amatoriale” (che, molti secoli fa, è stata anche la mia), lo scorso inverno ha percepito dal Comune di Marsala 80.000 euro (oltre gli incassi del botteghino) per organizzare una rassegna al Teatro Impero? (E questo, mi perdoni signor Demetrio, non mi pare proprio un “ignorare le attività della sua compagnia”!).
Dovrei ricordare al signor Demetrio (che credo, chissà perché, sia stato, per qualche settimana, un allievo della Scuola di Teatro, dalla quale è stato dichiarato decaduto per assenteismo) che l’aggettivo “amatoriale”, ovvero “dilettante”, non presuppone che, per esibirsi, si vada a chiedere un onorario agli Enti Pubblici? (Circolare Enpals n. 21/2002: “… Le formazioni dilettantistiche o amatoriali - complessi bandistici comunali, gruppi folkloristici, gruppi parrocchiali, compagnie teatrali amatoriali/dilettantistiche, complessi corali amatoriali/dilettantistici, cortei, e rappresentazioni storiche, etc. -, che, essenzialmente allo scopo di divertimento e/o per tramandare tradizioni popolari e folkloristiche, a fini educativi oppure allo scopo di diffondere l'arte e la cultura, si esibiscono in pubblico senza alcuna forma di retribuzione, neppure sotto forma di rimborso spese forfetario”).
Dovrei ricordare che la Scuola di Teatro, con il sottoscritto al seguito, ha INVENTATO (lo so, rischio di sembrare Pippo Baudo) “I notturni del Carmine”, “Le albe allo Stagnone”, “I tramonti sull’isola di Mozia”?
(Lo so: avevamo una specie di mania per le diverse fasce orarie della giornata…)
No, non ne ho nessuna voglia, non ne sento il bisogno.
Si mandi pure al rogo tutta la Scuola di Teatro, Michele Perriera, gli ex allievi, il sottoscritto…
Tutto e tutti al rogo, se questo può finalmente porre termine al periodico rinverdire della polemica sulla Scuola di Teatro (obiettivamente, Lei converrà, non se ne può più!).
Ma, per favore, signor Demetrio, non infanghi i miei ricordi, non li sporchi, non li liquidi come “qualche edizione più o meno sgangherata della Scuola…”
E, soprattutto, non parli di cose che non sa.
O che fa finta di non sapere.
Cordialmente (annoiato).

sabato 19 luglio 2008

Senza memoria non c'è futuro...

In una città, come questa, che in fatto di mafia sembra afflitta da meningite letargica, aver l'occasione di ascoltare uno che la mafia la combattuta in prima linea come Giuseppe Ayala, è un'occasione preziosa. E così, sabato 19 luglio, mi sono recato al complesso di S. Pietro (che non è una nuova patologia psicanalitica) per assistere alla presentazione del libro scritto dal giudice che fu P.M. al maxiprocesso di Palermo.
Pubblico numeroso, numerosissimo. Tanti in piedi (quanto più prossimi all'uscita, però: non si sa mai...), tanti seduti; tanti smaniosi di farsi fare un bell'autografo sul libro appena comprato (a tal uopo istallato delizioso banchetto stile altarino di S. Gennaro all'ingresso), tanti desiderosi di farsi vedere...
Si apprendono cose interessanti durante la serata. Ad esempio, si apprende che il sostituto procuratore Sciuto (appena trasferito per far posto all'oscuro Di Pisa) si chiede ancora oggi perché la mafia continui ad esistere... e lo chiede, con quella sua voce quasi "straniata", a una silenziosa platea che, dalla domanda, sembra rimanere un po' intontita.
Si apprende anche che il giudice Ayala le idee, in tal proposito, ormai se le è chiarite. La mafia esiste ancora perché lo Stato non ha mai deciso di combatterla veramente, come fece, invece, con il terrorismo degli anni '70.
Alla fine, però, al momento del dibattito fuggi fuggi generale. Le domande per Ayala non arrivano, a parte qualche intervento inudibile di un tale che lamenta un'ingiustizia patita, del "compagno" Vinci (ormai definitivamente avviato verso l'arteriosclerosi)...
Anche io, come al solito, non proferisco parola per timidezza (o paura?).
Impressione finale: la Marsala salottiera e "scialosa" si è ancora una volta auto celebrata. Tutti contenti di aver "partecipato" a un tale evento. Nessun tarlo si è insinuato nel tessuto impermeabile della sua coscienza (incoscienza?) collettiva. Nessun turbamento ha scosso la sua anima sonnolenta... Io me ne torno a casa con un'angoscia incontenibile...Però sono convinto che come me tanti altri questa notte non dormiranno... Come prendere sonno, infatti, pensando all'ultima "mise" sfoggiata dall'onorevole Adamo (che donna! Sempre elegante, sempre raffinata), come prendere sonno ricordando il sottofondo musicale (tutto a base di canti siciliani, però) che ci ha accompagnato per tutta la serata, proveniente dall'affollato "cassaro", assolutamente ignaro che lì dentro si celebrava il ricordo di una strage?
Senza memoria non c'è futuro...

lunedì 14 luglio 2008

miracolo a marsala

Dal sito istituzionale del Comune:
"Sollecitati dalla degustazione dell'anguria e dai negozi aperti, migliaia di cittadini e visitatori si sono riversati sabato scorso nel centro storico di Marsala in occasione della "Notte Bianca". Si è trattato del primo appuntamento inserito nel ricco calendario dell'Estate Marsalese organizzata dall'Amministrazione comunale - Assessorato allo Spettacolo, e che ha coinciso con l'iniziativa della "Sagra dell'Anguria" curata dall'Assessorato alle Attività produttive e dall'Esa di Marsala diretta da Rino Bonomo. "Rarissime volte il centro storico di Marsala è stato così vivo e affollato, afferma il sindaco Renzo Carini; segno che l'abbinamento shopping-musica-tipicità è una formula vincente e che riesce a coinvolgere i cittadini, i veri protagonisti delle serate lilybetane". Il sindaco - assieme agli assessori Patrizia Montalto e Giacomo Dugo - ha dato il via alla serata di degustazioni all'interno dell'Atrio comunale, dove c'era sia la Commissione giudicatrice delle migliori angurie che gli stessi produttori. Ma il tipico "melone d'acqua", i dipinti e Gruppi musicali hanno colorato anche altri angoli della città. Le piazze Loggia, Matteotti e Mameli, nonché la via Amendola, erano gremite; mentre i negozi che hanno aderito all'iniziativa hanno potuto riscontrare un apprezzabile interesse dei prodotti in vendita."
Dunque, adesso, tutto è più chiaro.
Grazie all'ufficio stampa del Comune, i nostri angosciosi dubbi sono fugati.
E così, finalmente, sappiamo la Verità: i veri protagonisti dell'estate marsalese sono i...cittadini!
E noi, poveri scemi, che pensavamo che i protagonisti dovessero essere gli artisti prestigiosi, gli scrittori più talentuosi, i film più belli, i concerti raffinati...No! Tutto sbagliato!
Sono i cittadini, siamo noi i protagonisti! Ecco il trionfo della vera democrazia, ecco il giubilo della vera felicità: essere protagonisti dell'estate!
Deve essere stato il mitico consulente per i grandi eventi (costo per le casse comunali: 48.000 euro) ad aver "partorito" questa genialata.
Grazie, grazie di cuore signori amministratori. Ora sono appagato, felice, estasiato. Grazie!
Solo un piccolo dubbio, però.
Come hanno fatto all'ufficio stampa del Comune a sapere che "i negozi che hanno aderito all'iniziativa hanno potuto riscontrare un apprezzabile interesse DEI PRODOTTI IN VENDITA"?
Hanno chiesto direttamente ai "prodotti"?
O anche questo è merito del mirabile consulente?
Oppure, tesi per la quale protendo, siamo di fronte a un vero e proprio miracolo?
Ai posteri (plurale di "poster") l'arduo giudizio...

domenica 13 luglio 2008

quem quaeritis...?

Cosa cercate nei sepolcri imbiancati di questa città, voi poveri illusi di lettere e filosofia? Cosa cerco io, povero fallito di lettere e filosofia, tra le vie maleodoranti di questo "paisazzo" presuntuoso e vanaglorioso?
Non vi è nulla da trovare.
Non vi è nulla da cercare.
Nessun Salvatore si ergerà dal suo sudario di morte per annunciare una salvezza, una speranza.
Quale speranza, infatti, si potrebbe cercare in una città che aspetta da quaranta anni il proprio piano regolatore?
Quale speranza invocare in una città che, in barba a tutte le diffide ufficiali, non nomina ancora il difensore civico?
Quale speranza sperare in una città dominata da una oligarchia politico-finanziaria che ne determina qualsiasi respiro, qualsiasi movimento, qualsiasi desiderio?
Quale speranza sognare in una città dove si celebra la "sagra dell'anguria" spacciandola per "grande evento", con dovuto corollario di esibizioni deliranti di presunti musicisti e cantanti degni del miglior carcere borbonico?
Non chiedete, per favore. Non chiedete.
Partite, piuttosto.
Fuggite.
Fuggite senza voltarvi indietro, senza rimpianti, senza desiderio di ritorno.
Abbandonate questo girone dantesco prima che vi inghiotta nelle sue spire maledette e dolorose.
Se potessi lo farei anche io...

venerdì 11 luglio 2008

L'inverno del nostro scontento non passerà...

Qualche anno addietro (dieci? Venti? Cento...?) in questa città sembrava essersi compiuto un miracolo. I maggiorenti politico-mafiosi che l'avevano avvelenata e stritolata per decenni con la morsa della loro trucida e violenta arroganza, sembravano essere spariti, dissolti. Erano gli anni della "primavera", della rinascita della speranza e dell'impegno. Chi aveva fatto saltare in aria i poveri Falcone e Borsellino, forse non aveva contemplato questo straordinario effetto collaterale. A morire davvero tra le fiamme delle stragi di quegli anni, infatti, sembravano essere stati proprio i mandanti e gli esecutori di quella mattanza. Molti di noi si sentirono in dovere di scendere in piazza per gridare la propria disperazione, la propria rabbia contro l'ammasso puzzolente di mafiosi, più o meno piccoli, più o meno grandi, che da secoli ci circondava, ci ammazzava i cuori e l'anima. E così, loro, i signori del disonore, preferirono ritirarsi, nascondersi nelle loro fetide tane, circondati dai loro sodali, seduti davanti un bel piatto di pesce fritto, di quello ancora con il sapore del mare tra le carni, di quello dello Stagnone, vivo vivo...
Ma durò poco. Troppo poco...
Con abile e sopraffina astuzia del potere, sapevano (e, forse, sapevamo, temevamo pure noi) che bisognava avere pazienza, bisognava aspettare che le acque si calmassero... Poi sarebbe stato possibile organizzare un bel ritorno, in pompa magna, come quando ritornano a casa i soldati da una guerra. E così, piano piano, in silenzio e con discrezione, quando la memoria di quel sangue innocente versato per noi tutti siciliani cominciò a lasciare il posto alla nostra proverbiale indolenza, "loro" cominciarono a tornare. Una candidatura al consiglio comunale, un'apparizione in qualche festa di uno dei circoli importanti della città, una nomina in qualche consiglio di amministrazione, un'inaugurazione di una nuova attività commerciale... Eccoli lì, ora, a godersi la rivincita: tutti li cercano di nuovo, tutti si scappellano fino a terra quando li incontrano per strada o tra i corridoi dei palazzi del potere, tutti si affrettano a complimentarsi con loro per il nuovo successo elettorale ("meritatissimo, inevitabile!")...
Qualche anno addietro (dieci? Venti? Cento...?) in questa città credevamo di essere diventati normali... Oggi, invece, aspettiamo solo che finisca tutto... Che tutto ci finisca con l'orrore del suo nulla...
Poi torneremo a farci una bella passeggiata tra i boschi della nostra anima devastata...